Ricerche:
frequentazione > nuove droghe > affettività sessualità HIV-AIDS
Prevenzione azioni giovanili a rischio
Articolo di Andrea Mian uscito su "Ecologia della Mente" n2 2010
Quella che segue è una proposta, metodologica ed operativa, riguardo la prevenzione delle azioni giovanili a rischio, come la guida in stato di ebbrezza, il consumo di sostanze stupefacenti, lattività sessuale non protetta. Per comprendere come i giovani si approcciano al rischio è introdotto il concetto di strutture comunicative rischiogene. È inoltre brevemente descritto lo stile comunicativo testimoniale, risultato particolarmente efficace negli interventi di prevenzione rivolti agli adolescenti.
Per leggere l'articolo completo collegarti al sito della cooperativa Co.S.MO.
Ricerca intervento sulla frequentazione
La ricerca sulla Frequentazione, conclusa nel 1999, è frutto di un lavoro sul campo, teoricamente fondato, sull’aggregazione giovanile con particolare attenzione agli adolescenti nei Comuni di Aiello, Campolongo, Cervignano, Ruda, San Vito al Torre, Tapogliano, Terzo di Aquileia, Villa Vicentina, i paesi cioè che partecipavano al progetto giovani denominato “Animazione, giovani e territorio”. La ricerca intervento sui gruppi formali e informali di adolescenti ha rappresentato un necessario punto di partenza per la progettazione di interventi di prevenzione del disagio giovanile. Si è fatta ricerca sui gruppi giovanili perché questi sono un momento fondamentale per la crescita e quindi per la costruzione dell’identità dei ragazzi.
Si è trattato di una ricerca intervento non perché essa costituisce una comunicazione e come tale una perturbazione della quale chi è interessato dalla ricerca non può non tenerne conto, può decidere il significato da darle ma non può far finta che non ci sia stata. Questo lavoro ha rappresenta la base per lo sviluppo del Progetto Giovani “Sui Luoghi della Frequentazione” costituendo un primo passo per instaurare nuove interazioni (ad esempio tra istituzioni e gruppi informali), aprendo la strada per comunicazioni nuove e imprevedibili con tutti i vantaggi ed i rischi che ciò comporta.
La presente è stata una ricerca di tipo qualitativo, la ricerca qualitativa permette di osservare in modo approfondito le realtà aggregative che coinvolgono gli adolescenti e permette di approfondire le problematiche che riguardano il rapporto tra giovani e società nei suoi vari ambiti (Baraldi 1998).
Questo lavoro rappresenta una nuova versione di una collaudata metodologia. La sua finalità è quindi quella di osservare la realtà degli adolescenti di Cervignano e dei Comuni che fanno parte del progetto in modo da raccogliere dati utili per la progettazione di interventi di prevenzione del disagio e promozione dell’agio sul territorio.
Gli obiettivi proposti sono stati: la raccolta di dati scientifici sui gruppi formali e informali presenti in questo territorio, l’aggancio dei ragazzi che appartengono a questi gruppi attraverso l’intervista, il favorire una maggior conoscenza reciproca tra i ragazzi intervistati, l’ascolto delle richieste che gli adolescenti e gli adulti che lavorano con loro avanzano nei confronti dell’amministrazione pubblica.
Lo strumento di ricerca utilizzato è l’intervista semistrutturata; in totale si sono costruiti quattro schemi intervista e, precisamente, uno per i gruppi informali, uno per i gruppi formali, uno per gli operatori dei gruppi formali e uno per i dirigenti dei gruppi formali. Tali schemi sono stati costruiti sulla base di altri utilizzati per ricerche di questo tipo e poi adattati alle caratteristiche specifiche del territorio. Nella costruzione di tali schemi intervista si è tenuto conto del fatto che l’intervista semistrutturata funziona se viene utilizzata in una ricerca che è interessante anche per i sistemi intervistati (Baraldi 1996), in questo caso per i gruppi di ragazzi e, che in questo territorio è la prima volta che si realizza una ricerca di questo genere.
Si è deciso di realizzare delle interviste di gruppo sia per i gruppi formali che per quelli informali. I gruppi sono stati videoregistrati laddove questo è risultato possibile mentre gli operatori e i dirigenti sono stai audioregistrati. Il ricorso alla videoregistrazione ha permesso di non perdere informazioni utili riguardo la comunicazione all’interno dei gruppi e inoltre ha inserito un elemento di gioco e novità che ha reso più piacevole partecipare all’intervista per i ragazzi stessi. La raccolta dei dati si è realizzata nel periodo compreso tra ottobre 1998 e febbraio 1999. Per un approfondimento dei risultati della ricerca è disponibile una dispensa presso il C.P.C.G. di Cervignano del Friuli.
Ricerca intervento sulla prevenzione dell’abuso di alcol e nuove droghe
I Promotori della ricerca intervento sono stati l’Azienda Sanitaria n. 5 “Bassa Friulana”e la cooperativa Co.S.M.O. di Udine, in collaborazione con il Progetto Giovani “Sui Luoghi della Frequentazione” dell’Ambito socio assistenziale di Cervignano del Friuli. La finalità prevista è stata la prevenzione dell’uso ed abuso di alcol e sostanze sintetiche. I destinatari sono stati i gruppi di adolescenti di 34 Comuni della Bassa Friulana. In fase di ricerca sono stati somministrati questionari a 339 adolescenti di 32 gruppi informali che si frequentano nei comuni della Bassa Friulana. L’intervento ha riguardato 198 adolescenti di 24 gruppi informali della Bassa Friulana. Successivamente la cooperativa ha promosso altri interventi in gruppi informali, ma anche nelle scuole e nelle associazioni: si sono superati gli 80 gruppi tra compagnie, classi scolastiche e associazioni della Provincia di Udine, coinvolgendo oltre 1000 adolescenti. Gli interventi sono tuttora in corso (febbraio 2007). Caratteristico è stato l’utilizzo di un camper attrezzato chiamato “Nautibus”, dal quale prende il nome il progetto. Questo mezzo è stato utile per contattare gli adolescenti del territorio, sia in fase di ricerca, che in fase di intervento. Il camper è stato usato come sede mobile per raccogliere questionari e per attuare interventi di prevenzione con i gruppi informali di adolescenti, cioè con le compagnie di amici che si frequentano sul territorio. In questo modo il servizio, non ha aspettato l’utenza, ma è andato verso gli adolescenti presso i loro naturali tempi e luoghi di frequentazione (strade, piazze, parchi, bar, impianti sportivi, ecc; nei pomeriggi, nelle sere e talvolta di notte).
E’ da sottolineare che la fase di ricerca ha permesso momenti di intervento tra i gruppi in cui si raccoglievano i dati, così come gli interventi hanno avuto momenti di approfondimento della ricerca attraverso domande e discussioni sulle modalità di osservazione degli adolescenti riguardo alle azioni a rischio.
L’obiettivo principale della ricerca è stato quello di indagare, attraverso la somministrazione di questionari, come i ragazzi osservano il consumo di alcol e sostanze sintetiche e quali significati costruiscono a riguardo nel proprio gruppo di appartenenza.
L’uso e l’abuso di alcol e sostanze, infatti, possono essere osservati dagli adolescenti, nella prospettiva dei potenziali danni, in tre forme diverse: queste forme sono il pericolo, la sicurezza ed il rischio [Luhmann, 1996].
Un adolescente o un gruppo si sentono in PERICOLO quando ritengono l’assunzione (ad esempio di alcol) non immune da possibili danni, ma questi danni vengono osservati come causati dall’esterno, cioè non dipendono dalle scelte di chi ha assunto sostanze.
Si ha la forma della SICUREZZA, quando l’adolescente crede che l’assunzione non può produrre danni e quindi si auto-osserva, nella comunicazione con gli amici, non a rischio.
Si ha la forma del RISCHIO, quando l’adolescente osserva e comunica che l’assunzione può produrre danni e questi sono causati dalle decisioni di assumere alcol o altre sostanze, e quindi c’è la possibilità di scelta, ad esempio di non assumere, per evitare i danni.
Per approfondire i concetti di pericolo, sicurezza e rischio, prendiamo ad esempio la guida in stato di ebbrezza.
Un adolescente che si osserva in pericolo, crede che guidare ubriaco possa procurare dei danni (es. incidente stradale), ma questi non dipendono dalle decisioni di chi guida in stato di ebbrezza, ma da “motivi esterni”, ad esempio dagli amici che l’hanno costretto a bere, da altri guidatori, dalla sfortuna, dal destino, ecc.
Un adolescente, che si osserva come sicuro, è cieco rispetto alla possibilità di danni, in quanto anche guidando ubriaco, si sente sicuro perché confida, ad esempio, nelle sue capacità di controllo, o ha fiducia cieca nel mezzo, o si sente invulnerabile.
Un adolescente che si osserva a rischio, crede che i possibili danni dipendano dalla decisione di bere e guidare. Quindi il danno è evitabile, facendo altre scelte.
Qui è interessante notare come anche l’osservazione del rischio possa essere diversa, cioè una stessa azione può essere considerata rischiosa per motivi diversi: per esempio nella guida in stato di ebbrezza, il principale rischio percepito spesso è quello del ritiro della patente piuttosto che quello di farsi male in un incidente stradale.
Le prospettive di pericolo, sicurezza e rischio sono socializzate [Luhmann, 1990] nel gruppo di amici, cioè gli adolescenti comunicano tra loro e costruiscono i loro significati attraverso la forma comunicativa generale della frequentazione che rappresenta la motivazione principale dello “stare in gruppo” [Baraldi, 1992]. La frequentazione è un equilibrio tra la comunicazione intensa e la comunicazione estesa, quelle che i ragazzi definiscono come amicizia e divertimento. Da questa aspettativa generale si strutturano forme specifiche in ciascun gruppo.
Di seguito vengono presentati alcuni esempi di strutture comunicative specifiche che si possono sviluppare nei gruppi di adolescenti:
- La struttura della fortuna/sfortuna o del destino. Questa è una modalità di comunicazione che promuove il senso del pericolo, cioè l’adolescente sente di poter subire dei danni, ma non li può evitare. Perché tali eventualità non dipendono da sue decisioni ma da qualcosa di esterno, come appunto il destino.
- La struttura del “non a me”, tale modalità comunicativa promuove un senso di sicurezza, poiché ad esempio i danni provocati dall’alcol, che vengono osservati, riguardano sempre gli altri.
- La struttura della responsabilità e dell’assunzione del rischio, tale modalità mette in relazione decisioni e possibili danni, cioè in questo caso entra nella comunicazione la possibilità di scelta per evitare i danni.Altre strutture specifiche che si possono osservare nella comunicazione fra adolescenti sono: il mito dell’invulnerabilità; le strutture identitarie: es. “il friulano che non molla (di bere)” o “il montanaro gran bevitore” (come emerso nella ricerca promossa dalla Provincia Autonoma di Trento); la fiducia incondizionata: “io mi fido”; il fatalismo: “se capita, capita”; la sperimentazione a tutti i costi: “bisogna provare di tutto”; il divertimento a tutti i costi: “bisogna divertirsi”; il disinteresse sistematico “io non ci penso”; ecc.…..
Dall’analisi di queste strutture comunicative si comprende come gli interventi specificatamente informativi abbiano una dubbia efficacia. Per quanto approfondita sia un’informazione riguardo ai danni alcolcorrelati, questa informazione viene inevitabilmente interpretata in base alle strutture comunicative caratteristiche di ciascun gruppo. Per esempio le campagne di informazione riguardo ai danni alla salute causati dall’alcol, se interpretate con la struttura comunicativa del “non a me”, perdono qualsiasi forza operativa. Perché i danni riguardano sempre gli altri, e quindi non serve fare nulla per evitarli.
Nel progetto Nautibus l’intervento è consistito nel rendere visibili, cioè osservabili agli adolescenti, le diverse strutture comunicative che loro stessi usano nel gruppo per dare significato al consumo di alcol e sostanze sintetiche. E far riflettere su come tali strutture orientano le decisioni del singolo e del gruppo.
Nell’intervento si sono utilizzati i dati raccolti nella fase di ricerca per costruire dei cartelloni-stimolo, che permettessero una discussione e una riflessione all’interno dei gruppi su come si osserva e come si comunica riguardo alle sostanze. Riflessione significa far osservare ai ragazzi come loro stessi osservano il problema alcol e droghe. Si è trattato quindi di promuovere una doppia osservazione. Si è tentato di rendere evidente che proprio nella comunicazione all’interno del gruppo di amici si costruiscono i rischi ed i pericoli [Giordani, Noro, 2004].
Ciò permette di discutere sulla relazione tra i significati di divertimento e di consumo di sostanze, per promuovere una riflessione nel gruppo su che cosa significhi divertirsi e quali relazioni ci sono, ad esempio, tra amicizia e consumo di alcol. Questo di solito fa emergere le strutture comunicative specifiche di cui abbiamo parlato. Emergono anche le funzioni che svolge l’alcol nella compagnia.
A tali funzioni dell’alcol (facilitatore delle relazioni interpersonali, del divertimento o della sperimentazione….), si è data risposta da parte di un altro progetto intitolato “Sui Luoghi della Frequentazione”, attraverso interventi promozionali e di prevenzione a-specifica, utilizzando la metodologia della progettazione partecipata di spazi ed iniziative [Giordani, Noro, 2004].
Negli interventi di prevenzione specifica [Baraldi, Rossi, 2002], gli operatori hanno promosso una discussione all’interno del gruppo di adolescenti, mostrando i cartelloni-stimolo e utilizzando un particolare stile comunicativo.Giordani e Noro (a cura di) (2004) Nautibus. Esperienze e strumenti di intervento sociale con adolescenti, FrancoAngeli, Milano
Ricerca intervento: Sessualità, affettività e HIV
“Le attività che sono state svolte nel campo della prevenzione dei rischi sessuali, e che sono il punto di partenza del mio commento, si basano su di una metodologia già sperimentata, che integra l’acquisizione di conoscenze preliminari con la realizzazione di interventi di prevenzione nei luoghi significativi di aggregazione ed incontro tra adolescenti e giovani e con un’analisi valutativa dell’intervento.
Come noto, l’adolescenza è considerata la fase di vita in cui è più rilevante il rischio di contrazione di malattie sessualmente trasmissibili, ed in particolare del virus Hiv. Che gli adolescenti siano soggetti particolarmente esposti a questo rischio, a causa di disinformazione e mancanza di attenzione nei confronti dei propri ed altrui comportamenti sessuali, è stato confermato anche dall’iniziativa realizzata nel territorio friulano, che ha confermato alcune tendenze generali già rilevate in altre ricerche, in altre aree del paese (Emilia - Romagna, Liguria, Marche, Abruzzo).
Dalla ricerca è emerso anche come, al crescere dell’età dei soggetti, crescano le informazioni e le competenze nel contrastare la diffusione del virus. Questo dato è per un verso confortante, in quanto mette in evidenza come i giovani riescano ad auto-organizzarsi nell’acquisizione di informazioni e nel controllo consapevole dei propri comportamenti. Per un altro verso, però, esso mette in evidenza come l’intervento del mondo adulto, che viene attivato in modo rilevante proprio durante l’adolescenza, sia limitato e scarsamente rilevante su questo versante: infatti, il confronto tra giovani adulti dei gruppi informali e adolescenti delle scuole mette in evidenza come la variabile “età” sia più rilevante di quella della frequenza del sistema educativo, in contrasto con ipotesi formulate in base ad altre ricerche. Tornerò in seguito sul problema della funzione del sistema educativo in questa area di intervento.
Nonostante lo scarso intervento degli adulti, durante l’adolescenza si formano molte idee e molte esperienze per quel che riguarda l’area della sessualità e della sua relazione con l’affettività. Le idee sono naturalmente destinate a cambiare e le esperienze che sono destinate ad essere integrate. Tuttavia, le esperienze fatte durante l’adolescenza segnano l’esistenza individuale e creano condizioni sociali particolari e possono essere esperienze pericolose.
L’importanza di questa fase della vita individuale per individui e società è diventata evidente già da almeno tre due decenni e, per questo motivo, essa ha attirato l’attenzione degli esperti, che programmano interventi di prevenzione in accordo con gli adulti tradizionalmente più in contatto con gli adolescenti, cioè insegnanti ed educatori. Negli ultimi dieci anni, questi interventi hanno riguardato anche la prevenzione dei rischi sessuali.
In questo quadro, si è posto il problema di raggiungere adolescenti e giovani non soltanto a scuola, ma anche nei gruppi informali, che non sono normalmente in contatto con il mondo adulto e che costituiscono invece un momento di aggregazione molto significativo, che attrae anche coloro che non frequentano le scuole…..”
Prof. Claudio Baraldi
Per approfondimenti: Giordani e Noro (a cura di) (2004) Nautibus. Esperienze e strumenti di intervento sociale con adolescenti, FrancoAngeli, Milano